Comune di Pasturo




Nella conca della Valsassina, sulle pendici orientali della Grigna Settentrionale o di Montecoden, si trova l'abitato di Pasturo, il cui nome stesso sembra indicare la feracità dei pascoli del piano e della montagna, che sono tutt'ora fra i maggiori della provincia. Il vasto cerchio di argille, marne e morene è inciso profondamente dal corso del torrente Pioverna, che poco a nord di Baiedo, frazione di Pasturo, si insinua fra due roccioni precipiti, alti circa 300 metri sul fondovalle: è lo sbarramento della Chiusa, dove la strada supera il torrente con l'antico ponte di Chiuso, luogo strategico nella vicenda storica della valle.



Dalle rupi sovrastanti Baiedo, rocce rossastre di verrucano, di racconta che il diavolo staccasse un grande masso trascinandolo più a sud in località Alghero, dove appunto si trova la Corna del Peccato, forse un masso erratico trasportato da un ramo del ghiacciaio dell'Adda.
Secondo la tradizione, su esso sono visibili le impronte delle zampe del demonio, impegnato così a conquistarsi un'anima che lo aveva sfidato, aria di leggenda circonda anche la rupe sulla quale si innalzava la rocca di Baiedo, dove ritrovamenti sporadici di punte di freccia e ceramiche del periodo neolitico fanno pensare ai primi insediamenti Valsassinesi: un corredo di bronzi attesta pure la civiltà di Golasecca (VI.V secolo a.C.), il castello insieme con la “curtis” Bruscanti (identificabile nei prati Buscanti sul Pioverna), fu possesso nel 975 della contessa Ferlenda di Lecco.
Nella metà del XV secolo vi sorgeva una formidabile fortezza sforzesca, che era presidiata da Simone Arrigoni quando le truppe Francesi invasero il ducato: costui fu catturato a tradimento nel 1506 e giustiziato perché aveva congiurato per l ritorno degli Sforza. Lo stesso Leonardo, che ricorda la sua terribile fine, pare che traesse da quel forte on disegno per i suoi progetti militari, prima che fosse quasi interamente distrutto nel 1513.
Baiedo fu la patria degli Arrigoni di Vedeseta, che ebbero in Milano ragguardevoli personaggi, tra i quali Pietro Paolo, accorto presidente del Senato nella metà del Cinquecento.
Due edifici religiosi della frazione. La chiesa di S. Pietro Martire, forse di origine quattrocentesca, conserva un altare barocco di ottima fattura, arricchito da un Martirio dipinto nel 1691 da Ludovico Vignati, e affraschi eseguiti nel 1886 da Luigi Tagliaferro e Antonio Sibella. Più antica anche se molto rimaneggiata è la chiesa di S. Andrea, che sorge presso il cimitero, dov'è sepolta la gentile poetessa Antonia Pozzi (1913-1938), i cui componimenti furono raccolti e pubblicati postumi da Eugenio Montale con il titolo di “Parole”. Superato il gelido torrente Grinzose, si entra nel nucleo antico di pasturo detto un tempo della Chiesa. Numerose sono le costruzioni rustiche , che presentano ancora le caratteristiche logge di legno e portali decorati da stemmi tra i quali spiccano quelli medievali degli Zucchi. Su un grande edificio posto in via A.Manzoni n.89, si può tuttora ammirare un affresco con la Madonna e i S.s. Sebastiano e Rocco, dipinto nel 1583 da Francesco Cironi Valsolda. La parrocchiale di San Eusebio, ricostruita nel 1597, custodisce stucchi barocchi degli Aliprandi, tele del 1645 di Aloisio Reali e un altare marmoreo di Carlo Giudici, ai lati dell'altare due quadri di Aldo Carpi, rappresentanti, uno i Funerali di Maria Vergine, l'altro Gesù che benedice i fanciulli; questi quadri furono commissionati dall'avvocato Roberto Pozzi, podestà di Pasturo per onorare la memoria della figlia: la poetessa Antonia. La cappella dei ragazzi e le stazioni della Via Crucis sono state affrescate dal pittore bellanese Giancarlo Vitali (1960). L'organo, costruito nel 1849 dalla bottega organaria Tornaghi di Monza, è collocato su cantoria e racchiuso in una pregevole cassa di noce, opera del pasturese Bonaventura Pigazzi. Gli affreschi della facciata sono del Tagliaferri. La chiesa precedente, ricordata nel XIII secolo e divenuta parrocchiale nel 1343, si sviluppava perpendicolarmente a quella odierna. Di essa rimane l'abside gotica, ora adibita a battistero, mentre la facciata con affreschi cortesi ricoperti da scialbature è incorporata in un locale attiguo al possente campanile. Di notevole interesse all'interno una Crocefissione giottesca, Santi della fine del Trecento e una rara scena della Storia di San Giuliano l'ospitaliere della metà del XV secolo. Dopo la piazza del Municipio, l'oratorio di San Giacomo e della Madonna della Cintura anticipa il nucleo detto della Crotta; l'edificio ha una tela del Reali (1660) raffigurante la Madonna della Cintura, i Santi Carlo, Antonio da Padova e Agnese; sullo sfondo il panorama del paese. Fastosi sono gli stucchi degli Aliprandi che adornano il presbiterio (1670-1673). Di pregevole fattura un pallio d'altare 'di corame in rilievo', commissionato dal parroco Lorenzo Ticozzi nel 1667, raffigurante la Madonna, San Pietro Martire e Sant'Andrea.

La statua della Madonna della Cintura, posta in una nicchia al centro dell'altare, viene portata solennemente in processione la prima domenica di settembre, giorno in cui ne ricorre la festa. Dalle strette vie del borgo si può iniziare l'ombroso itinerario della Grigna, attraverso la Cornisella, fino al Pialcral, un verde pianoro tra le valli dei Grassilunghi e dell'Acquafredda, che concorrono a formare il Pioverna. Qui sorgeva il rifugio Mario Tedeschi, ripristinato dopo la devastazione nazista, ma distrutto da un'enorme slavina nel gennaio del 1986: esso costituiva la base per l'ascensione della vetta della Grigna, che si erge con la sua bastionatura dolomitica in sintonia con l'appelativo di Pelata, registrato da Leonardo che ebbe modo di ammirarla. Dal Rifugi Luigi Brioschi del CAI, meta preferita dell'alpinismo milanese di fine secolo, la groppa del monte declina al Pizzo della Pieve, sotto cui si estendono il Prabello e la Chiesina di San Calimero, già esistente nell'anno 1343. Sulla vetta della Grigna, dietro il rifugio Brioschi è posta la bellissima chiesetta (in cristallo) dedicata a Santa Maria della Strada, da cui si gode la bellissima vista dell'arco alpino.

La zootecnica è l'attività più caratteristica di Pasturo, che ogni anno, almeno dal 1919, offre un'apposita rassegna; dal 1965 inoltre, in agosto, ha luogo la Sagra delle Sagre di Prato Pigazzi, dove vengono esposti i prodotti dell'artigianato valligiano. Famose sono le casere per la stagionatura dei formaggi, che vengono prodotti anche localmente dalle aziende Doniselli, Invernizzi e Mauri, quest'ultima sorta nel 1929 e conosciuta per i suoi formaggi molli. Stracchini quadri, taleggi, robiole, gorgonzola e caprini sono prodotti tipici del paese, conosciuti in tutta la regione. Qualche industria metalmeccanica, mobiliera ed edile, insieme con l'espansione della villeggiatura, hanno permesso l'incremento abitativo del paese, che è compreso nel Parco Nazionale delle Grigne.

Un tempo gli abitanti, abili nel lavorare il ferro, usavano emigrare a Firenze e a Roma e più recentemente in America. Grazie soprattutto all'allevamento del bestiame che vi si praticava, Pasturo è stato da sempre uno dei paesi più ricchi e popolosi della valle, tanto che fin dal 1073, quando vi possedeva terre il vescovato di Bergamo, fu conteso dai nobili del tempo. Molte tombe scoperte nei dintorni a partire dal 1883 ci fanno certi della presenza dei celti e dei romani, attratti forse anche dalle miniere di piombo e di ferro, scavate ancora tra il Seicento e l'Ottocento, e dalle caratteristiche strategiche della Chiusa. Pasturo è indicato ne 'I Promessi Sposi' come la patria di Agnese, madre di Lucia Mondella, e nel borgo, in viaParrocchiale, è visibile quella che si crede la sua casa a portici e loggiati. Nativi di Pasturo sono Cesare Ticozzi (1760-1821), letterato e giurista, presidente di vari dipartimenti napoleonici; suo fratello Stefano (1762-1836) ne condivise la passione politica, lasciando il sacerdozio e dedicandosi anche a scritti d'arte su Tiziano e Correggio e al romanzo: ebbe successo 'Bianca Capello', edito nel 1826. Scrisse infine sulla storia della Valsassina e delle terre vicine Andrea Orlandi (1869-1945).

CURIOSITA' STORICHE
A proposito di Alessandro Manzoni nel capitolo XXXIII del romanzo 'I Promessi Sposi' Don Abbondio, a proposito di Agnese, dice a Renzo: 'E' andata a stare in Valsassina, da que' suoi parenti a Pasturo, sapete bene; che là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui'; probabilmente Alessandro Manzoni era completamente all'oscuro sull'influenza della peste in Valsassina. Il curato Pietro Platti, nei suoi registri, segna 432 morti di peste tra Pasturo e Baiedo; scrive anche che ne furono sepolti 'sino al numero di 21 al giorno'.

AFFRESCHI RISORGIMENTALI
Nel 1859, per festeggiare l'alleanza franco-piemontese, il comune di Pasturo fece affrescare sulla casa Pigazzi, presso la Chiesa, un orologio solare (meridiana), opera di Giovan Maria Tagliaferri di Pagnona. L'ornato sottostante alla meridiana contiene queste sigle: W. 1859 W. V.E. E L.N. che significano 'Viva l'anno 1859. Viva Vittorio Emanuele e Luigi Napoleone'. Sotto la meridiana la scritta 'Il tempo fugge e non fa più ritorno tu senza ben oprar non passar giorno'. A ricordo della seconda guerra d'indipendenza e soprattutto delle vittorie delle truppe franco-piemontesi a Varese, a San Fermo, a Palestro e a Confienza, venne eseguito un affresco rappresentante l'Immaccolata Concezione, sulla casa Ticozzi (tra via Cesare e via A. Manzoni). Di fianco alla Madonna si legge la data 1 giugno 1859 e la firma di G.M. Tagliaferri, e sotto: 'Vergine cara ricorro a te: in questa terra, in questa guerra dammi fe', dammi cuor, dammi valor'. I due affreschi, ancor oggi visibili, necessitano però di adeguati restauri.